Con un’installazione temporanea immersiva in tricromia ispirata alla ricerca sul colore di Bruno Munari e un racconto che viaggia nel tempo e nello spazio, Porro ha aperto le porte del cantiere del nuovo showroom milanese durante la Milano Deisgn Week: un interno articolato su più livelli ricco di possibilità progettuali, dove declinare la propria anima architettonica in inedite installazioni.
Progetto architettonico + allestimento. Piero Lissoni.
Installazione visiva. Sfelab.
Opere Bruno Munari. Si ringrazia Corraini Edizioni.
Nuovi prodotti. Piero Lissoni, GamFratesi, Alessandro Mendini.

Prende spunto dall’inventiva giocosa di Bruno Munari, dalla sua ricerca sul colore e dal fascino dei suoi libri per bambini l’allestimento speciale che ha aperto temporaneamente il nuovo spazio durante il FuoriSalone.

“Mescolate i disegni e cambiate i colori degli occhi: abituiamoci a guardare il mondo con gli occhi degli altri” - scriveva Bruno Munari.

In un cantiere ancora work in progress, l’allestimento di Piero Lissoni dei pezzi che hanno segnato la storia contemporanea del brand dialoga con un’installazione immersiva in tricromia realizzata da Sfelab: un “ciclorama” circonda suggestivamente il visitatore con il suo paesaggio di colori giustapposti e rivela i suoi contenuti segreti solo a chi saprà “giocare” ed indossare un magico paio di occhiali in carta con gelatine colorate, che permetteranno, scelto il colore, di leggere ogni volta un racconto diverso.
Dal passato in una Brianza di inizio Novecento in cui l’azienda nasce come bottega specializzata nella lavorazione di arredi in legno, a sottolineare l’anima artigianale e il legame ancora oggi fortissimo con il territorio e la sua rete di relazioni con realtà d’eccellenza, al presente nell’attuale Milano cosmopolita del design, fino ad un futuro tutto da immaginare, alla scoperta di uno dei brand più apprezzati sulla scena contemporanea.

Accoglie il visitatore all’ingresso una sfilata di sedie Romby con base a tronco di cono in massello di frassino naturale e seduta compatta rivestita in diversi tessuti e pelli della collezione Porro: disegnata da GamFratesi nel 2020 e diventata in punta di piedi l’oggetto “manifesto” del design Porro, capace di raccontare con immediatezza la purezza geometrica, l’eccellenza manifatturiera e il sapore artigianale che definiscono il brand.
Si prosegue con i 3 nuovi sorprendenti mobili contenitori Linea, disegnati nel 2015 da Alessandro Mendini e prodotti nel 2023 a seguito di una ricerca nell’Archivio Alessandro Mendini, condotto da Maria e Lorenzo Porro insieme alle figlie del progettista Fulvia ed Elisa, con parti piene dai motivi optical geometrici giustapposte a spazi vuoti colorati, che testimonia la ricerca di una ricchezza decorativa e di un legame emozionale con gli oggetti. Si inseriscono con sobrietà nello spazio con la loro forma plastica a ventaglio le poltrone Kite disegnate GamFratesi nel 2017 raccolte interno a Ferro di Piero Lissoni del 1994, il tavolo dalla linea curva sensuale, con spigoli smussati e raccordi ad ampio raggio. Per l’area living, il design calibrato di Ferro si declina nella variante tavolo basso, h.400 mm: un’icona visiva dall’estetica leggera, perfetta al centro della stanza per un’atmosfera raffinata ma conviviale.

Al centro cattura lo sguardo il passo arioso del sistema a spalla System di Piero Lissoni + CRS Porro del 1995 in frassino tinto nero, che invita a soffermarsi sui rimandi tattili e visivi dei legni della collezione Porro.
Omaggia la naturalezza dei materiali e la bellezza dell’imperfezione il tavolo Ryoba di Piero Lissoni, caratterizzato da gambe e piano in legno massello di frassino olivato dallo spessore importante. Le gambe a sezione triangolare creano un cavalletto su cui è appoggiato il top materico, composto da tavole in massello tutte diverse una dall’altra, accuratamente selezionate dal maestro ebanista. Le proporzioni del tavolo, strette e lunghe per rispettare la grandezza naturale dei tronchi, invitano ad una nuova intima convivialità, mentre le spaccature lasciate a vista e i nodi tassellati sottolineano la poesia di questo bellissimo legno, abbinato alle sedie Voyage di GamFratesi del 2016 costituite da una struttura a vista in massello di acero tornito e un rivestimento in cuoio che calza perfettamente sulla struttura e dà forma a schienale e seduta.

Tornando sui propri passi, incanta con la sua colorazione intensa il tavolo Metallico di Piero Lissoni del 2011, che si caratterizza per la leggerezza di piano e gambe, realizzate in alluminio massiccio, spessore 12 mm. Il dettaglio ricercato della congiunzione tra gamba e piano mostra la forza della tecnologia utilizzata che permette di ottenere linee rigorose e spessori ridotti: un connubio di straordinaria eleganza. La particolare finitura superficiale Rosso Antico è ottenuta tramite una verniciatura catalizzata ad alto spessore, e alle successive fasi di levigatura e ceratura realizzate a mano.
Non poteva mancare Cubovo di Bruno Munari del 2008, utilizzabile in sala da pranzo come carrello portavivande, o in camera da letto come capiente comodino, grazie alle 4 aperture a ribalta. Il suo design, tipico degli anni ’60, lo rende un pezzo imperdibile per chi nella propria casa desidera un oggetto icona, al di sopra delle mode del momento.

Introduce all’ultima area Ex-Libris di Piero Lissoni del 2011, la vetrina preziosa al tatto e alla vista pensata per riporre ed esporre ricche collezioni.
Esposta in vetrina la nuova poltroncina Romby di GamFratesi studiata per un suo utilizzo a tutto tondo, che apre a nuove possibilità nell’home office e nel contract. Le forme della scocca imbottita sembrano sbocciare, si allargano e innalzano per creare i braccioli sprigionando una nuova inedita sensazione di morbidezza e naturalità, senza far venir meno la leggerezza ed essenzialità del modello originale.
Vibra nello spazio incantando per le sfumature delicate della natura il tavolo Materic Ovale di Piero Lissoni del 2022 con piano ovale e base a tronco di cono entrambi in legno massello di frassino Latte: oggetto silenzioso all’insegna dell’armonia visiva, poeticamente minimal.
Non dimentica l’artigianalità anche la serie di contenitori Offshore di Piero Lissoni del 2019 realizzati in legno di frassino con verniciatura a poro aperto e insolita modalità di apertura grazie ad una maniglia in negativo: un foro interamente placcato in metallo, alla riscoperta di sensazioni tattili. Grazie alla particolare connessione a 45° tra piano, fianchi e top, esito di un processo di lavorazione accurato, Offshore è un volume perfettamente rifinito su tutti i lati posizionabile a centrostanza.

Un racconto dell’azienda che in una sovrapposizione di layer viaggia liberamente nel tempo e nello spazio, includendo anche una piccola mostra dedicata al Maestro Bruno Munari realizzata in collaborazione con Corraini Edizioni.
Dagli occhiali paraluce al libro Guardiamoci negli occhi, dal gioco Proiezioni Dirette fino alle opere Polariscopio e Rotori, dove esperimenti su luce, colore e movimento si trasformano in coinvolgenti giochi interattivi: un progetto evocativo da scoprire un passo dopo l’altro, in linea con gli allestimenti immaginifici con cui Porro ha incantato il pubblico del design nel corso degli anni, diventando tappa irrinunciabile nei percorsi della Design Week milanese.

Opere in mostra.

Bruno Munari, Proiezioni dirette, 1953, Danese Milano, gioco in scatola, 30x30x4 cm
Esposte per la prima volta il 13 ottobre 1953 allo Studio B 24 di Milano, furono concepite come una sperimentazione per destrutturare i principi della pittura su tela; acclamate dalla critica furono esposte due volte al MoMA di New York nel maggio del 1954 e nell’ottobre del 1955 accanto ai libri illeggibili e a opere di design. L’opera presentava fin da subito un carattere di novità: la trasposizione su scala cinematografica del concetto di pittura.
È la fine del 1959 quando Bruno Munari espone le Proiezioni dirette alla Galleria Danese di Piazza San Fedele 2 a Milano. Nell’invito alla serata inaugurale del 10 dicembre si legge: “Sono ammessi anche gli spettatori”, a rimarcare con ironia l’intento partecipativo del progetto di Munari: un’arte di tutti e non solo un’arte per tutti. Una performance collettiva quasi un decennio prima che l’arte e le azioni povere invadessero le piazze d’Italia. Da quell’incontro nascono le Proiezioni dirette nelle Edizioni per bambini di Danese.

Bruno Munari, Rotore, 1993, alluminio verniciato, 140x10x10 cm
Fa parte delle sperimentazioni di arte cinetica delle quali Munari fu uno degli inventori, insieme a Calder: l’arte per la prima volta funzione a un intervento esterno: un atto rivoluzionario contro l’arte tradizionale solitamente da fruire nella sua immobilità.

Bruno Munari, Polariscopio, 1990, metallo, materiale vario, componenti elettrici, 50x50x15 cm
"Poi ho fatto delle ricerche con la luce polarizzata – con un oggetto che io chiamo polariscopio – due strisce di Polaroid orientate una a 90° rispetto all’altra – per cui i colori che si vedono sono sempre complementari. Questo è un oggetto di arte dinamica, di arte cinetica, che ho fatto negli ’50. Avevo preparato dei vetrini da diapositive, da una parte un Polaroid, dall’altra il vetro. Il raggio di luce lo intercetta con un secondo Polaroid, lo ruoto ed i colori cambiano. Questo l’ho fatto vedere a Cambridge, al signor Land, l’inventore del Polaroid, il quale ne rimase colpito e mi disse: “Ma questa è l’arte del Polaroid, dobbiamo farne qualcosa”. Perché, vede, Land l’aveva sempre considerato come sostitutivo dei prismi di Nicholas, per l’esplorazione al microscopio, per cui secondo gli spessori e le strutture dei materiali cambiavano i colori. Ma Land non l’aveva mai visto sotto l’aspetto estetico." L’effetto della pellicola Polaroid diventa visibile ponendo del materiale incolore tra un sandwich di filtri; in particolare con il movimento rotatorio di quello più vicino all’osservatore si crea un movimento virtuale della composizione creata dall’artista. Munari progetta sia delle proiezioni con la rotazione del filtro polarizzante davanti alla lente del proiettore, sia dei lightbox con e senza motore, denominati dall’artista Polariscop.

Bruno Munari, Rotori, 1989, collage plastificato, 40x6 cm
Si inseriscono nel percorso iniziato nel 1933: la ricerca di opere d'arte in movimento con le macchine inutili, oggetti appesi, dove tutti gli elementi sono in rapporto armonico tra loro, per misure, forme, peso e colore.

Bruno Munari, Guardiamoci negli occhi, 2003 Corraini Edizioni (prima edizione Lucini 1970) 15x4x14 cm
Nasce nel 1969 come regalo tanto che la prima edizione in 250 esemplari non entrò mai in commercio. Il tema delle “facce” tanto caro a Munari diventa qui un gioco legato agli occhi e alle diverse possibilità del vedere: “...mescolate i disegni, cambiate i colori degli occhi, abituiamoci a guardare il mondo con gli occhi degli altri…”. Bruno Munari con queste parole dà un’indicazione d’uso dei 25 cartoncini colorati tutti con i fori per gli occhi.

Bruno Munari, Occhiali paraluce, Corraini Edizione (progetto Bruno Munari 1953) 20,5x20,5 cm
Un esempio perfetto dell’inventiva di Munari e della sua semplicità. Nel 1954, Munari brevetta gli “Occhiali paraluce”, un paio di occhiali da sole realizzati con un singolo foglio di cartone piegato e tagliato. Disse di essersi ispirato al modo in cui le persone si proteggono gli occhi dal sole con le mani.

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